Una notte senza stelle

-La sento sempre più vicina- disse ad un tratto, svegliandola dallo stato di dormiveglia.

-Cosa?-

-La morte. La sento sempre più vicina a me. È come se mi stesse sfidando, ogni giorno sempre di più.-

-Ma che cosa stai dicendo?- chiese lei distratta, legandosi i capelli corvini in una corta coda. Si alzò, la luce fioca che entrava dalle tende scure le accarezzava l’albero della schiena fino al fondo. Aveva gambe alte su caviglie piccole, che in quel momento sembravano trampoli, e su questi lui faceva il giocoliere con i pensieri. Lui restò a letto, con le braccia incrociate dietro la testa, le lenzuola fino alla vita.

-Credo che non mi rimanga più tanto da vivere; lo sento quando cammino in metro, quando sono in moto, quando nuoto in piscina, quando cucino. Siamo appesi alla vita da un sottilissimo filo, e so che il mio sta per spezzarsi. Lo sento.-

-Secondo me sei solo pessimista- rispose baciandogli la fronte. Aveva indossato un vestito lungo e quasi trasparente; soffiò via un ciuffo che le si era posato sull’occhio sinistro. -Hai solo 22 anni, ti resta ancora tanto da vivere, tanto da scoprire.-

-La mia vita è diventata molto pesante, il filo sempre più sottile.- disse lui rispondendo al bacio. Lei gli strinse la mano e si gettò su di lui in un forte abbraccio. La coda si sciolse ed i suoi capelli scuri coprirono il bacio che si scambiarono. I loro sguardi si incrociarono, scuri, come una notte senza stelle. Lui inspirò profondamente, facendo suo il dolce profumo di caramella dei capelli della sua ragazza: per la prima volta, così, realizzò che la vita gli sarebbe mancata. Nonostante tutto, non aveva mai pensato a questo; non aveva mai pensato alla morte in relazione alla vita, ma solo come un entità astratta, uno stato che inizia e finisce in se stesso.

-Non morire- disse lei bagnandole il petto con una lacrima -Io ho bisogno di te. Ti prego.-

Lui inspirò, sapeva di non poterle fare una promessa del genere. Assaporò gli ultimi baci prima di andar via, si rivestì, ed uscì nella fresca alba di Aprile. Il cammino verso casa gli sembrò più breve del solito, prestò attenzione ad ogni fiore, ad ogni mattone, ad ogni albero, ad ogni macchina.

Tornato a casa, accese il gas della cucina e andò a farsi una doccia. L’acqua calda gli lavò via ogni brutto pensiero. Indossò il suo accappatoio blu, asciugò i capelli. Si vesti, jeans e maglietta, e tornò in cucina.

Seduto di fronte ai fornelli, sorrise.

E accese una sigaretta. L’ultima.

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