La faccia della luna.

Era notte, io ero solo e tu eri già andata via da tempo. Pensarti tra le braccia di qualcun altro mi faceva molto male. Mi ritornavano in mente le tue piccole mani fredde, la tua figura affusolata, le tue lunghe gambe, i tuoi occhi scuri e grandi come nocciole mature; l’odore di fiori dei tuoi capelli poggiati sul mio petto in quelle sere in cui ci riscaldavamo era un veleno per i miei polmoni, un veleno di cui non riuscivo, non riesco, a fare a meno. Vedevo le stelle brillare confuse attraverso le mie lacrime, da molte notti ormai.

Poi l’ho vista, Luna. Era così meravigliosamente chiara e luminosa, ha asciugato le mie lacrime e mi ha portato via con sé. Ha preso la mia mano con la sua e mi ha illuminato: da quando eri scappata da me la mia tristezza non veniva dalla mancanza delle tue risposte, ma dall’errore nelle mie domande. Smisi in quel momento di amarti, ed iniziai in quel momento ad amarmi, e fu allora, proprio allora, che capii una cosa importante: non sei in grado di amare un’altra persona perché sei troppo occupata ad amare te stessa. Le persone sono per te come specchi: ami chi riesce a vederti bella, odi chi ti vede, probabilmente, per come sei realmente. E fu allora, proprio allora, che capii una cosa importante:

devi guardare in faccia la notte se vuoi scoprire l’alba

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