Lettera

” Cara N, ti scrivo solo ora dopo tanti mesi perché avevo bisogno di riordinare, nella mia piccola testa, ogni pensiero, ogni idea, ogni rapporto, ogni decisione passata e futura. Sembra curioso dire che la mia mente abbia bisogno di “ordine”, data la mia natura da “buona la prima”, ma sono certo che capirai che per spiccare un gran salto bisogna aver ben salde le caviglie. Avevo bisogno di chiarezza, anzi, di una distesa limpida che mi purificasse, che tu in quel momento non riuscivi a offrirmi. Non voglio dire che sia colpa tua, tutt’altro: piuttosto che la tua risposta era la mia domanda ad essere sbagliata. Ormai mi conosci da tanto tempo e dovresti sapere di questi miei blackout, anche se vedere che da parte tua non c’è mai stato un tentativo di attraversare il ponte che ci separa mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca: passare tanto tempo a costruire un ponte che nessuno di noi due ha mai attraversato mi fa pensare molto sull’utilità delle vie di comunicazione interpersonali, ma non preoccuparti, spesso sono solo riflessioni sconclusionate. Ti capisco; fondamentalmente io e te siamo molto diversi, dove tu hai bisogno di avere intorno a te tanta gente, io ho bisogno di chiudere ogni porta e partire in un viaggio attraverso la mia mente, dove tu hai bisogno di ridere con il sole, io preferisco cantare con la luna. Non mi sorprende, a conti tratti, questo tuo non affrontare il problema, questo tuo proteggerti dietro la scelta di non scegliere, solo perché forse sarebbe un soffio da cui non potresti non lasciarti trasportare, nel grande ciclone che è la vita. La vita, il ciclone. Siamo proprio gli opposti: dove tu provi sempre a resistere, in imperturbabile equilibrio al centro del tuo mondo, lasciando che il ciclone ti attraversi il viso, io mi butto a capofitto e cado, cercando di domare ogni soffio.

Eppure adesso, dopo così tanto tempo, io sono riuscito a domare il ciclone della mia testa e mi affaccio sul lungo ponte che abbiamo costruito. Non credevo che sarei mai riuscito a cavalcare questo tornado, principalmente perché non l’ho visto arrivare, ma me ne sono reso conto solo quando ormai mi portava con sé: è sempre stato un mio incontrollabile istinto quello di affrontare i problemi con determinazione, soprattutto se essi hanno luogo dentro di me, tanto da non rendermi conto di questo mio ultimo, grande combattimento. Ed ora che sono qua da solo, chiuso in una stanza così lontano da te, vorrei solo dirti che, pur non essendoci alcuna scusa per il mio comportamento, se tornassi indietro prenderei la stessa decisione: non so se ho l’attitudine a non pentirmi di una scelta fatta o se ho la fortuna di compiere istintivamente scelte corrette, so solo che stare da solo era ciò di cui avevo bisogno.

Questa lettera è solo un mio primo passo verso di te, spero che non ti siano venute le vertigini a leggere le mie parole; tutto sommato voglio riassumerti ciò che ho detto in poche parole: ti chiedo scusa per la mia fuga e ti perdono ogni colpa che pensi di avere e che, forse, non hai realmente.

Ti voglio bene

W. ”

passarella-giunga

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