E l’arcobaleno non c’è più

Non riesco. Non riesco a dire nulla, non so più parlare. Non so cosa sia successo? Chi sono, dove sono? Perché.. Perché non sei qui con me? Eppure sono certo di essermi addormentato al tuo fianco.
Il respiro si appesantisce, mi alzo. La boscaglia non fa passare i raggi del sole; i miei occhi sono ancora assopiti dal sonno. Inizio a camminare con passo incerto nella mia mente, muovendomi tra mille dettagli inutili, tra infiniti ricordi che sono sempre là, come ferite: la metafora potrebbe sembrarti un cliché, lo so, ma non mi riferisco a delle cicatrici. Mi riferisco ad un taglio appena inferto: la carne cruda pulsa lavando ogni cosa con il sangue. Senti il sapore ferroso in bocca, ed il torpore ti prende tutto il corpo. Io non voglio diventino cicatrici, ed è forse per questo che, con la cura di un sarto, faccio sì che si aprano così spesso. Una in modo casuale, una perché mi dà un assurdo piacevole dolore, le accarezzo. Ci premo su con una leggera pressione. Ne sento la fiamma, il sapore. Ci gioco. Sono fatto così, sei tu il mio carnefice. Non sorridere, non fingere di non saperlo. Non chiedermi perdono, ho già perso troppo sangue affinché non diventasse acido.

Esco dalla boscaglia e ti vedo, alta su di me. Rossa come la passione, verde come la speranza, azzurra come il mare e gialla come la gioia. Il mio arcobaleno in un cielo sempre più grigio. E proprio quando alzo gli occhi al cielo, per assaporarti meglio..

..una goccia. Sta piovendo, e l’arcobaleno non c’è più.

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