L’abisso

A quel punto successe una cosa che mai avrei pensato: respirai profondamente e sentii aria di cambiamento; spesso la vita colpisce duro, e non è saggio provare ad evitare i colpi di un avversario più veloce: è meglio sapere come incassarli. E rispondere.
La routine mi aveva trascinato in uno stato di sopravvivenza, in una storia che non volevo vivere. Le abitudini sono ancelle della banalità, e tale stava diventando la mia vita, passo dopo passo. Inutili stereotipi sociali comodi per chi ha bisogno di una vita preconfezionata, arrugginite macchine che alla fine non piacciono a nessuno ma, per cinismo o pigrizia, molti accettano, felici del loro giogo.
Lasciai la mia vecchia vita così, con lo stesso gesto distratto della mano con cui lancio gli spiccioli nel posacenere da 70 centesimi che ho rubato in quell’orribile appartamento a Corfù. Perché arrivati davanti all’abisso dell propria anima ci sono due tipi di persone: quelli che ci passano davanti e quelli che ispirando, urlano a se stessi: “fanculo, mi voglio buttare!”

Fanculo, mi voglio buttare.

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