Angelo di foglie secche

Era un freddo mercoledì di Novembre il giorno in cui la vidi. Ci incrociammo in un caffè al centro di Firenze, io avevo appena iniziato a lavorare in città e cercavo una routine che mi permettesse di vivere tranquillamente; di ritorno da lavoro avevo voglia di bere un thé e scrivere qualcosa di leggero per distrarmi un po’.
Il locale era grande e discretamente affollato ad ogni ora giorno, ma offriva comunque un rumore sostenibile ed uno spazio riservato, insomma il giusto compromesso tra il sociale e l’asociale. Mi sedetti su un divanetto e poggiai la mia borsa sul tavolino di legno di fronte a me; in attesa della cameriera, apri il mio quadernetto e iniziai a scarabocchiare qualcosa.
Arrivò dopo un paio di minuti il mio thé, e iniziai un pezzo sulla formalità dei rapporti moderni, quando fui scosso da un presentimento: alzai la testa e la vidi. La prima cosa che mi colpì di lei furono i capelli scuri e lisci, con la frangetta in stile anni ’80, ma il suo fascino vintage proseguiva con una camicia bianca dentro a dei pantaloni neri a vita alta. Tolto il giubbotto di pelle, si sedette. Non ho ricordi di me o di cosa pensassi in quel momento, ero una videocamera che annotava nel cervello ogni dettaglio di quella ragazza: le sue lunghe ciglia, le mani curate, la profondità dei suoi occhi scuri, le sue caviglie piccolissime, le scapole che si intravedevano dall’apertura della camicia, quel suo atteggiamento fiero come un’aquila e leggiadro come una farfalla.
Alzò gli occhi e notò che la stavo, ossessivamente, fissando. I miei occhi scivolarono giù dal suo visto sfilato e tornarono a fissare il thé, ormai freddo.
Iniziai a scarabocchiare la forma del suo viso, cinto in modo così armonico dai suoi capelli, fino a realizzare un piccolo ritratto in primo piano.
La immaginavo così, se chiudevo gli occhi: dolce e allo stesso tempo sfacciata.
Pagai il conto, misi in ordine le mie cose e mi alzai dal mio tavolo; passando lasciai cadere “distrattamente” il mio disegno, e da quel giorno, quando nei pomeriggi stanchi il vecchio bar decide di divertirsi, ci mette di fronte e ci osserva ferirci con occhiate profonde come fendenti, come due lupi prima della battaglia.

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