L’inchiostro sulle mie mani

Provo nostalgia di quell’epoca in cui, per sentire una persona lontana, bisognava scrivere una lettera; come dice un grande poeta, “la tecnologia ammortizza il rimpianto e l’attesa”.
La possibilità di cacciare dalle tasche dei nostri blue jeans uno smartphone e di mandare un SMS (whatsapp non è contemplato per i messaggi seri) ha reso i nostri messaggi, ciò che noi vogliamo realmente dire alle persone, banale routine.
Scambiare messaggi con una persona lontana è diventata banale routine.
È per questo che talvolta ti scrivo delle lunghe lettere,
che naturalmente non leggerai mai.
Anzi, mi correggo: le leggi ogni giorno; non credi sia addirittura peggio, privare le parole della loro unicità?

Ci sono momenti in cui il mio cuore compie un tuffo nel vuoto davanti al semplice gesto di far pressione su un vetro e vedere dei caratteri passare da una parte all’altra di un insignificante schermo, come se ciò fosse davvero qualcosa di importante, mandarsi caratteri standard attraverso alcuni dispositivi elettronici.
In quel “standard” c’è tutta la miseria del nostro millennio. Siamo persone  standard che mandano messaggi standard attraverso caratteri standard.
Nonostante ciò, il mio cuore cade nel vuoto, viaggia a ritmi che impressionerebbero Mike Portnoy quando occasionalmente ti scrivo qualcosa di sincero.
Cosa si prova, allora, a imbucare una lettera? Non una cartolina, di quelle che mandiamo per cortesia, di quelle che mandiamo per far sapere che stiamo bene, di quelle che mandiamo per compiere un gesto vintage. Una lettera vera. Una lettera di quelle che prima di leggere osservi come fossero un dipinto, ne studi la calligrafia e immagini la delicatezza delle mani che l’hanno incisa.
Una lettera di quelle che ci passi giorni per pensare a cosa scrivere e settimane per scriverle; brutte copie accampate sulla scrivania e tentativi che dormono nel cestino, dolcemente come sono stati scritti, con l’odore di inchiostro che ti ruba il cuore quando entri nella mia camera e le mie mani sempre sporche di belle parole sbavate.

Non è necessario scriversi per parlarsi, a volte basta saper guardare negli occhi.

Perdiamoci,
sarà bello come ritrovarci
[La resurrezione della carne, Francesco Bianconi]

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