Una storia divertente

Della mia infanzia ho tanti ricordi, che occasionalmente mi affiorano alla mente e da cui tutt’ora traggo qualcosa che in quel periodo non riuscivo a cogliere.
Ieri notte, durante un attacco di insonnia, riflettevo sul valore culturale delle barzellette nei paesini come il mio: molte aneddoti di cultura popolare, veri o falsi che siano, ad una prima lettura sembrano leggeri e scherzosi, ma ad un lettore più attento offrono considerevoli spunti di riflessione.

In particolare il mio pensiero si è soffermato su questa storiella:
In un manicomio, due uomini diventano amici; un giorno, parlando del più e del meno discutevano riguardo allo scadente servizio mensa della loro clinica. Ad uno dei due, balenò in mente un’idea niente male per risolvere questa situazione:
“Cosa ne dici di scappare via?”
“E se poi ci beccano?”
“Male che vada, ci lasciano a digiuno.”
Allora, facendosi coraggio l’un l’altro, decidono di preparare tutto e provare a scappare; solo cento muri li separavano da un pasto decente.
Iniziano a scalare il primo, un po’ maldestri e goffi , come due bambini. L’inizio non fu dei migliori, ma con il tempo e l’allenamento affinarono la tecinca e riuscivano a superare ogni ostacolo; talvolta uno restava più indietro dell’altro, ma entrambi si aspettavano l’un l’altro e, all’occorrenza, si davano la mano. E così, dopo tanti ostacoli arrivarono stremati al novantanovesimo cancello; erano stremati. Stava per albeggiare ed erano ormai fiaccati dal percorso; allora uno dei due disse all’altro:
“Io sono stanco. E tu?”
“Anche io.”
E così, tornarono indietro.

Ora, questa storia da bambino mi divertiva. “Sono pazzi – pensavo – dopo novantotto cancelli ad arrendersi all’ultimo”. Ironico.
Ironico che io, oggi, abbia la sensazione di essere stato un pazzo ad essermi arreso all’ultimo; ironico che da bambino su questa storia pensassi che solo un pazzo farebbe una cosa del genere e invece ora mi trovo qui, dietro mura ben più alte con questi pasti orribili (che neanche mangio).
Alla fine, la loro alba non l’hanno ancora vista.
Neanche noi.

“Non ti sei mai accorta che quando qualcuno vuole convincerti a interessarti di qualcosa di veramente triste, per prima cosa dice che è divertente?”

[Jonathan Lethem – Non mi ami ancora

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