Il Natale nei miei occhi

Home is where your heart is. 

Casa è dove si trova il tuo cuore.

Se non riesco a rispondermi quando mi chiedo dove sia il mio cuore, posso senz’altro dire che questa è casa mia. La casa che ho abitato fino a Settembre, la casa sotto il cui tetto dorme la mia famiglia, la casa dove tornare ad ogni vacanza è sempre una straordinaria meraviglia e sempre lo sarà. Casa è dove ci sono non persone che ti vogliono bene, ma LE persone che ti vogliono bene, le più vicine e la maggior parte.

Casa non è un edificio fisico, casa è uno status mentale: casa è non aver bisogno di mettere la sveglia perché ci sarà un bacio a svegliarti, che sia di una madre o di un fratello quasi adolescente poco importa; casa è il cibo di sempre visto con occhi diversi, casa è sapere che hai accanto chi morirebbe per te, casa è avere sempre il sorriso.

Tornare a casa è stato bellissimo. La cosa migliore che mi sia capitata in questo autunno un po’ troppo movimentato sentimentalmente. La mattina della partenza ero felicissimo (i superlativi rendono benissimo l’idea delle sensazioni) e non vedevo l’ora di partire, tanto da fare sorridendo anche le pulizie, pur di far passare in fretta il tempo. Un episodio particolare merita menzione: avevamo nella dispensa alcuni pacchi di biscotti da panificio aperti, un pacco di merendine che era lì da un po’ e qualche fetta biscottata che accogliemmo in casa come un figlio e in realtà nessuno toccò mai, ho messo tutto in una busta e sono sceso per strada a cercare un barbone; la mia zona, in genere, ne è piena e tuttavia quel giorno non riuscivo a trovarne neanche uno fino a quando non ebbi camminato per una decina di minuti. Era abbastanza anziano e sedeva per terra con la schiena poggiata al muro. I suoi capelli bianchi erano tenuti sulla testa da un cappellino di lana della stessa fattura del cappotto che lo riparava del freddo. Guardava nel vuoto e ogni tanto rivolgeva uno sguardo alla ciotola che contava qualche spicciolo: era abituato all’indifferenza e preferiva non sprecare voce, preferiva non invocare pietà e compassione, preferiva non disturbare chi non volesse aiutarlo di sua sponte. Io mi avvicinai e mi fermai accanto a lui. Mi guardò, non sapevo cosa dire. Suonerà strano, ma ero superfelice di migliorare la giornata di quell’uomo in quel modo, pur sapendo che fondamentalmente fosse solo un piccolissimo gesto. “Salve, posso lasciarle questa?” gli dissi con un sorrisone. Lui spalanco la bocca e gli occhi, ingranditi, iniziarono a brillare. Mi ringraziò con alcune parole soffocate e fui lì per lì di ringraziare a mia volta. Mi girai e andai via. Mi scese qualche lacrima e sorridevo e la gente mi guardava incuriosita e non me ne importava nulla, per la prima volta dopo molto tempo avevo guardato la felicità negli occhi di una persona sapendo che fossi io la causa di quella.

Che dire? Forse il Natale è proprio questo, guardare gli occhi delle persone a cui vuoi bene e sapere che qualunque cosa succeda loro saranno lì per te, e tu lì per loro. Forse Natale è anche negli occhi di qualche sconosciuto che è felice di poter mettere qualcosa sotto ai denti, forse Natale è anche vedere una persona felice che piange per strada.

Forse Natale è Casa, forse come te.

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