Ferite al vento

Esco dal bagno e non ti vedo più a letto. Metto velocemente un paio di pantaloncini ed esco in giardino. Ti vedo in un angolo, seduta sulla terra a guardare il cielo con gli occhi lucidi. Il vento soffia fresco dentro la mia maglietta blu che ti va un po’ grande, facendola agitare debolmente.

Mi vedi arrivare, non dico nulla, non dici nulla. Non sarebbe dovuta finire così questa notte, non tra noi due. Inizi a piangere più forte e ti nascondi il viso tra le mani, io resto immobilizzato, seduto accanto a te, col mio solito imbarazzo.

Vorrei consolarti, ma non vorrei pensassi che il mio sia solo un bisogno fisico.
Allora penso di dover stare fermo, ma non vorrei pensassi che il mio sia disinteresse.
Ti abbraccio, perché è solo ciò che voglio fare.

Metti la tua guancia sulla mia spalla nuda e le lacrime calde iniziano a rigarmi il petto per poi confondersi con l’umidità. Sento il profumo della notte confodersi con l’albicocca dei tuoi capelli corti, che fino a poco fa riempiva la stanza ed ora mi sembra solo un ricordo, un miraggio.

Restiamo così per ore. Sul prato si sta comodi. Arriverà un’alba a svegliarci.

Abbiamo entrambi una ferita aperta. Quando si ha una grande ferita aperta al vento solitamente brucia, ma è in quel momento che bisogna decidere se ripararsi…
…o provare ad innamorarsi di nuovo.

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9 pensieri su “Ferite al vento

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