In agonis


Piazza Navona, ore 02:37. Sono seduto su una panchina di marmo e ammiro la fontana. Sulle mie gambe i tuoi capelli di rame, le tue palpebre chiuse. Attorno alla mia vita le tue bellissime mani. Siamo qui, troppo stanchi e ubriachi per andare a casa.
Guardo la fontana.
Guardo te e non ho dubbi su chi sia la più bella.
Sei così leggera addormentata su di me.

Come quando dormivamo, abbracciati nel tuo letto azzurro che ricorda un po’ il mare. E là dentro mi tuffavo, annegavo, riemergevo, respiravo, là dentro te.
Ti sfioro le labbra con le mie, non voglio svegliarti.
Non voglio che nessuno mi svegli.

Piazza Navona è bella.
Tu lo sei stata un po’ di più.

Bic

Avevamo una piccola penna bic; era blu, perché quelle nere sono troppo serie.

L’hai presa e hai disegnato un cuore sulla mia gamba; io non so disegnare e ti ho scritto una poesia sulla schiena.

Ti sei girata e, mentre leggevo la tua poesia, sei andata via.

Scomparsa.

Mi hai lasciato la bic. Mi hai lasciato anche un foglio bianco.
“Scrivici la nostra storia”, mi hai detto.

Ma tu sei andata via.
E io ho buttato la penna bic.
Con il foglio ci ho fatto un aeroplanino (ché sono un sacco bravo a farli).

Non c’è scritto niente, così è più leggero. L’ho lanciato verso di te da uno scoglio, ma non l’ho visto finire in mare.
Mi piace pensare ti sia arrivato.

Riportamelo. Compreremo una bic (questa volta la prenderemo verde), disegneremo altri cuori e scriveremo altre poesie.

Ti amo…

…beh, forse.

Svegliami anche se esci presto
Ché di dormire non ne ho bisogno
Poi dimmi il programma del giorno
Tanto io sento solo la parte del tuo ritorno

Rise

Credi di sapere cos’è la morte. Ma non è vero, non finché non la vedi. La vedi davvero.

A quel punto ti ossessiona e vive dentro di te.

Credi anche di sapere cos’è la vita, stai sull’orlo delle cose e la lasci scorrere, ma non la vivi, non veramente. Sei solo un turista. Uno spettro. E poi la vedi, la vedi davvero.

E a quel punto ti ossessiona e vive dentro di te.

E non c’è niente da fare. Ma sapete una cosa? Va bene. È una bella cosa.

Ed è tutto ciò che ho da dire.

[Cook – Skins Rise]

I (miei) colori dei fiori

Ti scrivo una lettera.
A dire il vero, sono tante lettere che ti scrivo.
Volevo dirti che è arrivata la primavera e gli alberi hanno cambiato pelle, non so se l’hai già notato: spesso hai la testa bassa e non cogli i colori del cielo, non cogli l’arcobaleno, non cogli i fiori rosa dei ciliegi sui bordi delle strade.

Forse è sbagliato avere la testa bassa quando cammini, sai? Se la rosa ha uno stelo lungo, rischi di vedere solo le spine. E può capitare anche che un girasole sia rivolto dalla parte sbagliata, facendoti perdere l’orientamento. È rischioso perché se vedi bagnato per terra non per forza c’è bisogno di prendere l’ombrello.
Non conviene fissare la terra, il colore delle tue scarpe è uno solo e la strada solitamente è grigia, mentre i colori del mondo sono tanti.

Alla fine ti ho scritto una lettera che parla di fiori.
Volevo parlasse di cose fresche come i frutti di bosco e il mare, ma i fiori appassiscono.
I fiori che appassiscono nelle loro bellissime bare di vetro sono sicuramente più adatti a descrivere la nostra storia di quanto non lo sia il mare. O i frutti di bosco.

Affido le parole al vento che soffierà sul tuo viso, ma solo quando non sarà rivolto verso il basso. Spero presto.

Mi sono dilungato troppo, spegni la luce per favore? Sai, per me è un po’ tardi e non mi dispiacerebbe dormire.

Domani sarò sempre qui, inerme. Con i miei sogni, le mie abitudini e le mie banalità.
Domani sarò sempre qui, con gli occhi pieni di colore.

Buonanotte.

Ferite al vento

Esco dal bagno e non ti vedo più a letto. Metto velocemente un paio di pantaloncini ed esco in giardino. Ti vedo in un angolo, seduta sulla terra a guardare il cielo con gli occhi lucidi. Il vento soffia fresco dentro la mia maglietta blu che ti va un po’ grande, facendola agitare debolmente.

Mi vedi arrivare, non dico nulla, non dici nulla. Non sarebbe dovuta finire così questa notte, non tra noi due. Inizi a piangere più forte e ti nascondi il viso tra le mani, io resto immobilizzato, seduto accanto a te, col mio solito imbarazzo.

Vorrei consolarti, ma non vorrei pensassi che il mio sia solo un bisogno fisico.
Allora penso di dover stare fermo, ma non vorrei pensassi che il mio sia disinteresse.
Ti abbraccio, perché è solo ciò che voglio fare.

Metti la tua guancia sulla mia spalla nuda e le lacrime calde iniziano a rigarmi il petto per poi confondersi con l’umidità. Sento il profumo della notte confodersi con l’albicocca dei tuoi capelli corti, che fino a poco fa riempiva la stanza ed ora mi sembra solo un ricordo, un miraggio.

Restiamo così per ore. Sul prato si sta comodi. Arriverà un’alba a svegliarci.

Abbiamo entrambi una ferita aperta. Quando si ha una grande ferita aperta al vento solitamente brucia, ma è in quel momento che bisogna decidere se ripararsi…
…o provare ad innamorarsi di nuovo.

Vivremo

Non importa
se sarà Autunno,
resteremo
aggrappati agli alberi;

Non importa
se sarà Inverno,
il nostro cuore
non ghiaccerà;

Non importa
se sarà Primavera,
non sarà il sole
a bruciare la pelle;

Non importa
se sarà Estate,
troveremo un posto fresco
dentro di noi.

Non importa che sia
Autunno,
Inverno,
Primavera,
Estate:

Noi vivremo.

Forse,
insieme.

Restiamo in casa

L’amore è anche fatto di niente