This must be the place

-Tra tutti i vizi che ho preso nella mia vita, perché non ho mai iniziato a fumare?
[…]
-Tu non hai mai iniziato a fumare perché sei rimasto bambino. I bambini sono gli unici che non provano il desiderio di fumare.

[Paolo Sorrentino – This must be the place]

Caol Ila 12

Ci sono molte cose
che non meriti:

non meriti che ti guardi
con occhi di miele,
come il male che mi hai fatto;

non meriti gli abbracci
nei quali il mio cuore si tuffa
senza catene;

non meriti i baci
dolci
non come ciò
che mi fai inghiottire;

non meriti l’ordine
in cui incastro
la mia vita libera;

non meriti che in una sera
passata a bere scotch
e mangiare salmone affumicato
pensi ancora te;

forse
semplicemente
non meriti me
né tutti questi avverbi;

perché altrimenti lo so,
ché sono stupido,
ti scriverei ancora
per dirti ancora
cose stupide
e rideresti di me;

mi scuserei
per qualcosa
per la quale
non mi vergogno
per il gusto di parlarti
di farmi apprezzare.

Siamo finiti
e sono finito qua
a bere
avendo in mente
il tuo sorriso,
i tuoi occhi,
le tue mani su di me
e la mia solita paura
di voler rivivere tutto questo.

Non ti scriverò…

…non prima di un altro giro di torbato.

Forse mi stai pensando
ché mi fischiano le orecchie
Non ho memoria breve
non mantengo le promesse mai
Rincorro sempre le lancette
C’è qualcuno nella tasca
che mi annoda le cuffiette,sai
Resto solo in bilico
sopra un filo di fumo
Con l’amaro dei caffè
che non abbiamo mai bevuto
So dove vuoi andare a parare
ma ti lascio parlare,
c’è un vento che strattona le persiane


E mano nella mano
Si incrocia la mia linea
della vita con la tua
Com’edere sul muro
che si affaccia sulla via
Ci perdiamo nel ghiaccio
di un bicchiere di Kahlua
Brindiamo alla mia,
brindiamo alla tua

Dandelion 

In negotiation, as in combat, the key is to find your opponent’s weak spot and exploit it to the hilt

Nelle discussioni, come in combattimento, la chiave è trovare il punto debole dell’avversario e sfruttarlo al massimo

[Dandelion – The Witcher 3]

Avremmo potuto

Avremmo potuto
in una notte calda
illimunata da una timida Luna,
parlare al telefono,
farlo per ore,
aspettare l’alba,
così lontani e così vicini.

Avremmo potuto
in una notte tiepida
illuminata da una mezza Luna,
stare insieme,
guardarci per ore,
aspettare l’alba,
vederla riflessa in noi.

Avremmo potuto
in una notte fresca
illuminata da una grande Luna,
chiuderci in una tenda,
fare l’amore,
aspettare l’alba
che al tuo fianco arrivava
sempre troppo presto

Avremmo potuto
in una notte fredda
e senza Luna,
ubriacarci e
scrivere una poesia
a due mani
e quattro occchi.

Avrebbe fatto più o meno così:
Le rose sono rosse
Le viole blu
Siamo ubriachi
Andiamo a scopare

Il manifesto poetico di Pablo Neruda: “Dulce Siempre”

Perché queste materie tanto dure?
Perché per scrivere le cose
e gli uomini di ogni giorno
si rivestono i versi d’oro,
di antica pietra spaventosa?

Voglio versi di tela o piuma
che pesino appena, versi tiepidi
dell’intimità dei letti
dove la gente ha amato e sognato.
Voglio poesie macchiate
dalle mani e dal quotidiano.

Versi di pasta sfoglia che spandano
latte e zucchero nella bocca,
l’aria e l’acqua si bevono,
l’amore di morde e si bacia,
voglio sonetti commestibili,
poesie di miele e farina.

La vanità va in giro pretendendo
che noi ci eleviamo fino al cielo
o scaviamo profonde gallerie
inutili sotto la terra.
E così dimentichiamo faccende
deliziosamente amorevoli,
scordiamo i pasticcini,
non diamo da mangiare al mondo.

La nostra buona stella

Io credo che ognuno di noi abbia una sua stella, lassù nel cielo.
Un’entità che ci sorveglia e che ci protegge nelle notti in cui abbiamo bisogno di aiuto; è sufficiente alzare lo sguardo e fissarla, saranno i tuoi occhi a parlarle per te.

Nelle notti in cui hai bisogno di incontrare qualcuno, lo farai.
Nelle notti che hai bisogno di una mano su una spalla che ti freni, l’avrai.
Nelle notti di solitudine, arriverà qualcuno che ti terrà con sè fino all’alba.

Non è certamente una questione razionale, ma basta volgere lo sguardo verso un cielo stellato. La tua stella attrarrà l’attenzione e ti parlerà.
Ti suggerirà parole sagge che non credevi di conoscere, ti guiderà la mano in gesti che non avevi idea di saper fare.
Non la più grande; non la più luminosa; non la più bella; la tua stella.

Mi piace saperti accanto a me in questa notte stellata. Abbiamo bevuto, abbiamo cantato e ci siamo stretti forte per combattere il freddo umido della notte marina.
Ora dormo accanto a te, e guardo le mie due stelle.
Ho un déjà vu.

Ho letto una teoria interessante sui déjà vu una volta, la quale si basa sulla pessimistica visione di un destino predefinito per ognuno di voi, deciso in quanto il miglior destino possibile e, per tanto, conveniente da raggiungere. In questo mosaico di teorie (fantasiose, anti-scientifiche e totalmente irrazionali) il déjà vu rappresentava un feedback della nostra anima o di chi per lei che significava sostanzialmente che il momento che viviamo sia esattamente il momento che avremmo dovuto vivere.

Mentre tutti questi pensieri affumicati dall’alcool si fondono nella mia testa, certamente con leggera confusione, ti sfioro la fronte con le labbra e mi chiedo cosa sarai per me al sorgere dell’alba: un bel ricordo o qualcosa di più?

Guardo te, poi la mia stella, cercando una risposta nella sua luce.
La mia stella inizia a brillare di un’aura più fioca; un bagliore, una scia. La mia stella ha terminato il suo ciclo.
Ne seguo la traiettoria con gli occhi, che al termine incrociano i tuoi.

Si aprono.
Mi baci.
I dubbi muoiono tra le nostre labbra.

Sei il mio déjà vu preferito.

L’Adriatico quando tira il Maestrale

Sei bella
bella come la pioggia d’estate
bella come un inverno caldo
bella com’eri la prima volta che ti ho visto
bella come una spiaggia al tramonto
bella come una notte in tenda
bella come quando dormiamo insieme
bella come un vizio che odi e non vuoi toglierti
bella come addormentarsi col rumore del mare
bella come la tua canzone preferita
bella come i colori dei boschi in Autunno
bella come noi ad aspettare l’alba
bella come i baci che sanno di sale
bella come l’Adriatico quando tira il Maestrale.

Sei stata
quasi
Primavera

La mia stagione
preferita, però
è l’Autunno

Ed Autunno è
ciò che resta
di noi:

Foglie che cadono
e no,
non mi dispiace.

Il tuo ricordo sfuma

Una notte senza luna

Lei si morde un’unghia e fuma

E questa birra è tutta schiuma

Sorrido a mio fratello, siamo su di giri

Fiori cresciuti in mezzo ai sampietrini